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Quando comincia il lavoro dello Psiconcologo?

La malattia oncologica chiede come un reset individuale e collettivo, ti da una botta in testa e ti dice ‘…ehi svegliati! Esci dall’incantesimo e scopri cosa è vero e cosa non lo è…’
E’ una condizione estrema, certamente crudele perché non ammette deroghe agli errori e ai rinvii ma proprio per questo offre coefficienti di verità e di autenticità che non so dove altro si possano trovare. Per cominciare le cure è necessario smettere di illudersi, smettere di immaginarsi di vivere solo nel tipo di mondo che ci piace.
Lo psiconcologo può aiutare a fare questo primo passaggio: dall’illusione alla realtà, e se non ti senti solo riesci a compiere la trasformazione con meno paura. Al momento della diagnosi serve a smettere di scappare e cominciare a fare quel che c'è da fare. Più avanti a sostenere il paziente e i familiari ad accettare quanto sta veramente accadendo.
Di solito però il paziente preferisce non fare un percorso completo e molto spesso accade che si crei un regime di doppia verità: il paziente crede che tutto sta andando bene e invece i parenti sanno che non è così.
Quando arriva una recidiva o, peggio, quando comincia la fase terminale il lavoro dello psiconcologo si sdoppia: uno per il paziente e uno per i parenti e gli amici, ma di questo ne parleremo meglio in altri articoli. In modo analogo lo psiconcologo si occupa di come la paura impedisca di vedere la realtà per quella che è: all'inizio accettare la diagnosi appare impossibile per tutti.
All'inizio l'oggetto del lavoro dello psiconcologo consiste nel sostenere le persone nella paura del passaggio da quel che si crede vero a ciò che si può fare veramente. 
E farlo.

Le storie oncologiche cominciano con la scoperta che qualcosa non va, la diagnosi è il punto di partenza  e lo psiconcologo è uno dei professionisti che compaiono nella filiera delle cure a seguito di una diagnosi.
Il suo lavoro consiste nel contenere le risonanze emozionali e favorirne l'integrazione perché il percorso delle cure sia il più regolare e completo possibile.
Dunque all'inizio la questione è come contenere e rielaborare le reazioni di paura e di fuga sia del paziente che dei familiari.
A parità di problemi chi si sente solo tenderà a percepire il proprio problema molto più grande e cercherà di fuggire il più lontano possibile. 
Se invece ci si sente seguiti, accuditi e confortati è più facile superare i momenti di sconforto, di disperazione  di paralisi e fare un passo in più. E poi un altro passo  e un altro ancora.
La paura è l'oggetto del lavoro dello psiconcologo.
 I familiari quasi sempre riescono a sostenere il paziente in questi passaggi attraverso la paura ma assai più spesso hanno talmente paura loro stessi che ci riescono ma solo fino ad un certo punto.
Hanno momenti di sconforto e di cedimento.
Meno ci riescono loro e meno ci riesce il paziente.
Non sempre si riesce a sostenere la tensione che per uno specialista psiconcologo invece è esattamente l’oggetto del suo lavoro. 
Faccio un esempio: una volta il mio avvocato mi disse: ‘quando tu hai un problema legale chiamami, da quando squilla il mio telefono il tuo problema legale diventa il mio problema e tu puoi dormire tranquillo’. Il problema legale restava lo stesso ma io cominciai a dormire tranquillo. E non perché delegavo a lui il mio problema, che restava comunque in capo a me, ma perché non mi sentivo più solo con il mio problema. Cosa fa un avvocato?
Semplificando molto verifica cosa c’è di vero e cosa c’è di dimostrabile: non conta ciò che è vero, nel mondo legale conta quello che è dimostrabile con prove concrete.
Il resto non c'è.
Il lavoro di un avvocato consiste nell’equilibrare quello che accade realmente, concretamente con la legislazione vigente, e annullare tutto il resto.
L'oggetto del lavoro dell'avvocato è il passaggio dalla verità alla sua possibile rappresentazione dimostrabile. Sostenere la mia paura è il suo lavoro, ed è questo che mi ha rassicurato.

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