
Che dire a un paziente o a un familiare quando scopre una neoplasia?
“ Accetta la diagnosi ma impegnarsi per modificare la prognosi “
La risposta mi suggerisce una paziente, una persona che è molto cara. E 'una risposta generale, ma con tutti i limiti credo possa aiutare, e molto, a decidere cosa fare e come.
Le neoplasie sono condizioni umane che ci costringono al cambiamento, nostro malgrado. Il cambiamento necessario per iniziare la cura è inevitabile, urgente e spesso incomprsnbile: quando si smette di negare l'evento della diagnosi e di fuggire comincia davvero la cura.
Ecco un punto psicologico importante: ogni scenario oncologico è sempre molto complesso perché una diagnosi oncologica è sconvolge una persona e il suo sistema familiare da ogni punto di vista possibile. Ma anche se ogni situazione clinica assomiglia ad altre (diagnosi), ci può essere anche tante differenze che possono fare la differenza nella traiettoria della prognosi.
Ogni persona è diversa, ogni situazione familiare ha risorse diverse.
Il lavoro dello psiconcologo consiste nel collaborare con i pazienti ei familiari per scoprire queste differenze, attivare tutte le risorse disponibili e mettere una disposizione del sistema di cura.
Le cure oncologiche sono sempre complesse e soprattutto infinite: le cure oncologiche non finiscono mai. Anche dopo una completa guarigione resteranno comunque i controlli periodici. Bisogna imparare a fare amicizia con la propria patologia.
Sembra assurdo eppure chi meglio ci riesce meglio attraversa il suo percorso di cura.
Semplificando molto: anche una corretta diagnosi di tumore non esita sempre e necessariamente in una unica traiettoria inevitabile. Si può sempre fare qualcosa e spesso si può fare molto. Le statistiche su cui si fondano le prognosi sono utili ma anche ingannevoli: le persone possono fare molto, anzi moltissimo ma spesso non lo sanno e nemmeno se l'immaginano. Hanno tropa paura. Delegano tutto all'oncologo, ai farmaci, all'equipe di cura.
E 'uno degli effetti dello spavento della diagnosi e della paura della malattia: delegare agli esperti è un altro modo di fuggire.
In tantissimi casi invece, se diagnosticato precocemente, un tumore è piuttosto un primo severo campanello d'allarme. Meglio non entrare nei dettagli per evitare equivoci: ogni situazione è diversa che va caso per caso. Conta notare che accetta la diagnosi significa impegnarsi, coinvolgersi attivamente nelle cure. Non rimanere passivi. Rivolgersi allo psiconcologo pareggia un ennesima resa all'interno di uno scenario di sconfitta e di resa. Anzi: del rifiuto di arrendersi e di sentirsi sconfitti. Eppure può essere utile essere aiutato anche da chi ha esperienza e competenza psicologica non solo di questi particolari scenari ma soprattutto dei cambiamenti, delle trasformazioni che richiedono l'uso.