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Gli scrupoli e i rimpianti nel mondo dell'oncologia

Quando ci si tocca o si resta distanti il peso di ogni contatto o della sua assenza ha misure sconosciute fino a che non accade.
Ma non è subito evidente, non ci si rende conto dell'importanza di uno sguardo, di un contatto, di una premura.
Lo scrupolo di non aver detto o fatto qualcosa prima della scomparsa della persona che si stava accompagnando spesso resta per tutta la vita.
E al momento sembrava una parola o un gesto di cui si poteva anche fare a meno. Succede sempre perché è difficile, anzi impossibile, condividere veramente insieme quello che accade: ci si rassicura a vicenda simulando una speranza che a volte non c'è.
Si fa finta di niente per il timore di rendere ancora più difficile una situazione difficile.
Solo poche, pochissime volte accade che tutto sia chiaro e condiviso da tutti.
A me è capitato solo di sentirne parlare: una persona, dopo aver seguito con attenzione e competenza tuto il decorso della propria malattia, arrivato alla fine decise di risolvere ogni suo problema.
Tra lasciti e donazioni evitò ai suoi cari ogni questione burocratica. Decise insieme il funerale, il vestito e diede alcune indicazioni per la cerimonia.
Poi cominciò a salutare tutti gli amici e i conoscenti più cari. Voleva farlo quando era ancora lucido e presentabile. Terminata questa frase chiamò il suo oncologo con un sorriso di chi si sente davvero in pace: "... e ora è tutta vacanza!"
Si spense qualche settimana dopo, come era stato previsto ed esattamente come anche lui sapeva che sarebbe andata. 
Il dolore fu esattamente lo stesso ma senza scrupoli né rimpianti. 

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