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In che modo è utile lo psiconcologo

L'oncologo non può sempre accogliere e assistere l'utente alla diagnosi e alla cura che hanno sul paziente e alla sua famiglia.
Ha già molte cose complicate di cui occuparsi sia sul piano clinico che su quello organizzativo.
Gli gravano addosso responsabilità e decisioni che farebbero accapponare la pelle a conoscerle tutte. I pazienti non si rendono mai conto di quante cose debba occuparsi un oncologo e la sua attrezzatura!
Nella complessità della filiera della cura si rischia di non poter accogliere l'espressione di una difficoltà di un paziente o di un suo familiare, semplicemente perché non sempre l'oncologo è in grado di accoglienza e sostenerla.
A volte davvero gli manca il tempo per fare due chiacchiere. Agli infermieri poi è esplicitamente proibito dare informazioni cliniche per evitare equivoci e spesso sono così oberati di lavoro da avere davvero difficoltà anche a rimanere fermi. I pazienti oncologici e i familiari passano gran parte del loro tempo in attesa di qualcuno o di qualcosa, in una sospensione senza tempo in cui le mente vaga. Lo psiconcologo aiuta a dare limiti e confini ai pensieri ambulanti: è il suo lavoro.
Non ho le risposte cliniche, di esclusiva pertinenza dell'oncologo, ma ascolta le domande, i dubbi, le speranze e le paure.
E in quell'ascolto le contiene. L'utilità di uno psicoterapeuta esperto nell'equipe oncologica è appunto nella sua funzione di ascolto esperto, dedicato. Un buon ascolto è come un buon paio di occhiali per chi non ci vede bene.
Una presenza disponibile e discreta, una sezione se e quando qualcuno ne fa richiesta. L'ascolto dello psiconcologo aiuta a elaborare le risonanze emozionali che accompagnano le cure: come un depuratore favorisce l'elaborazione e l'integrazione degli elementi in campo. L'ascolto esperto riduce così l'ampiezza delle oscillazioni emozionali, contribuendo a favorire di un clima meno estremo dove tutti, pazienti e familiari, possono prendere le condizioni con un equilibrio migliore, proseguendo il cammino delle cure nel modo più regolare possibile. Un aiuto psicologico specialistico è particolarmente utile quando le emozioni di rabbia, paura, ansia, demoralizzazione, ricerca ed altre ancora, diventano troppo forti, troppo intense.
I familiari e gli amici sono troppo coinvolti e molto spesso il paziente, per proteggerli, tende a minimizzare.
 L'aiuto di uno specialista riduce il senso della vergogna. Si riduce così anche l'effetto di una specie di doppia verità non condivisa: tutti sanno cosa sta accadendo ma nessuno ne parla.
Come se non bastasse quel che c'è, si aggiunge un livello ennesimo di sofferenza: tutti soffrono anche per lo sforzo di mantenere una normalità apparente.
Alcune evidenze confermano che il sostegno psicologico non solo favorisce la qualità della cura, l'aderenza e la conformità  ma forse ritarda l'eventuale comparsa di recidive.
E' difficile avere delle misure precise perché le variabili in campo sono moltissime: dipende molto dal tipo di patologia, dalla fase in cui ci si trova, dal carattere delle persone e dalla qualità del suo sistema di sostegno: la famiglia, gli amici.  Il carattere e le esperienze di vita dei pazienti possono davvero fare la differenza.

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