
Che significa: "Qualità della vita" in oncologia?
Nel mondo dell'oncologia si parla sempre di 'qualità di vita', ma che significa esattamente?
La formula ufficiale recita: "Migliorare, per quanto possibile, la qualità e la disponibilità di vita del paziente e dei suoi familiari".
Definito l'obiettivo resta da capire come raggiungerlo, per quanto possibile, appunto. La diagnosi oncologica fa lo sgambetto alla nostra illusione di essere invulnerabile ed eterni, è un colpo talmente duro da farci perdere l'orientamento per un periodo anche molto lungo di tempo.
Diventa necessario ri-pensare a sé stessi in modo meno reattivo e casuale o semplicemente distratto.
La qualità di vita è un modo di intendere una sintesi tanti elementi.
A molti di essi non ci si pensa quasi mai, alcuni appaiono per la prima volta e sono davvero sconosciuti.
Si finisce in mezzo a persone sconosciute in luoghi sconosciuti alla ricerca di risposte capaci di restituire solidità e fiducia.
Si sente parlare un nuovo linguaggio e diventa necessario imparare un'enorme quantità di cose nuove e abbastanza complicate.
All'inizio la diagnosi oncologica costringe a cambiare la percezione del nostro orizzonte temporale.
Più avanti, dopo l'inizio delle cure, è il timore che non facciamo effetto. E poi ci sono gli effetti collaterali che rendono ancora più confuso e incerto lo scenario.
E ancora il timore delle recidive e, se compaiono, occorre rinnovare le proprie energie e andare avanti.
La diagnosi oncologica è l’occasione necessaria per rivedere le nostre priorità, le nostre abitudini, i nostri criteri di scelta, ci costringe a uscire dalle normali routine e impone la ricerca di un nuovo punto di vista sulla nostra vita: che senso ha avuto finora?
Che senso avrà? Forse il modo migliore per dare 'qualità' alla nuova vita è immaginarla come una modo ininterrotta occasione per imparare.
Imparare diventa cioè l'angolazione da cui osservare quanto accade e un modo nuovo e speciale di vivere: imparare cose nuove come anche imparare a fare meglio le cose che già si credeva di saper fare bene. Il senso di smarrimento e di vuoto possono prendere allora anche un nuovo sapore, che li rende quasi più sopportabili.
Ho conosciuto solo poche persone capaci di riuscirci completamente ma qualcuno c'è riuscito, a dimostrazione che si può fare. A me riesce a volte ma non sempre: imparare sempre è una condizione estremamente faticosa perché richiede di lasciarsi coinvolgere completamente e, contemporaneamente, osservare quanto accade dal punto più distante possibile.
L'una e l'altra cosa sono abbastanza complicate ma possibili. E' farle insieme, contemporaneamente e ininterrottamente la vera difficoltà.
Si genera un attrito doloroso: se ci si coinvolge o ci si astrae il dolore scompare.
Ma è proprio l'attrito, il dolore di tenere insieme due opposti che si espandono in direzioni opposte l'unico modo per restare in assetto e imparare davvero.
Non si impara velocemente ma provarci, velocemente, è meglio che battere il passo e restare fermi. Il mondo dell'oncologia ha un orologio che scorre un tempo tutto suo.
La formula ufficiale recita: "Migliorare, per quanto possibile, la qualità e la disponibilità di vita del paziente e dei suoi familiari".
Definito l'obiettivo resta da capire come raggiungerlo, per quanto possibile, appunto. La diagnosi oncologica fa lo sgambetto alla nostra illusione di essere invulnerabile ed eterni, è un colpo talmente duro da farci perdere l'orientamento per un periodo anche molto lungo di tempo.
Diventa necessario ri-pensare a sé stessi in modo meno reattivo e casuale o semplicemente distratto.
La qualità di vita è un modo di intendere una sintesi tanti elementi.
A molti di essi non ci si pensa quasi mai, alcuni appaiono per la prima volta e sono davvero sconosciuti.
Si finisce in mezzo a persone sconosciute in luoghi sconosciuti alla ricerca di risposte capaci di restituire solidità e fiducia.
Si sente parlare un nuovo linguaggio e diventa necessario imparare un'enorme quantità di cose nuove e abbastanza complicate.
All'inizio la diagnosi oncologica costringe a cambiare la percezione del nostro orizzonte temporale.
Più avanti, dopo l'inizio delle cure, è il timore che non facciamo effetto. E poi ci sono gli effetti collaterali che rendono ancora più confuso e incerto lo scenario.
E ancora il timore delle recidive e, se compaiono, occorre rinnovare le proprie energie e andare avanti.
La diagnosi oncologica è l’occasione necessaria per rivedere le nostre priorità, le nostre abitudini, i nostri criteri di scelta, ci costringe a uscire dalle normali routine e impone la ricerca di un nuovo punto di vista sulla nostra vita: che senso ha avuto finora?
Che senso avrà? Forse il modo migliore per dare 'qualità' alla nuova vita è immaginarla come una modo ininterrotta occasione per imparare.
Imparare diventa cioè l'angolazione da cui osservare quanto accade e un modo nuovo e speciale di vivere: imparare cose nuove come anche imparare a fare meglio le cose che già si credeva di saper fare bene. Il senso di smarrimento e di vuoto possono prendere allora anche un nuovo sapore, che li rende quasi più sopportabili.
Ho conosciuto solo poche persone capaci di riuscirci completamente ma qualcuno c'è riuscito, a dimostrazione che si può fare. A me riesce a volte ma non sempre: imparare sempre è una condizione estremamente faticosa perché richiede di lasciarsi coinvolgere completamente e, contemporaneamente, osservare quanto accade dal punto più distante possibile.
L'una e l'altra cosa sono abbastanza complicate ma possibili. E' farle insieme, contemporaneamente e ininterrottamente la vera difficoltà.
Si genera un attrito doloroso: se ci si coinvolge o ci si astrae il dolore scompare.
Ma è proprio l'attrito, il dolore di tenere insieme due opposti che si espandono in direzioni opposte l'unico modo per restare in assetto e imparare davvero.
Non si impara velocemente ma provarci, velocemente, è meglio che battere il passo e restare fermi. Il mondo dell'oncologia ha un orologio che scorre un tempo tutto suo.